Teatro: smetterò mai di imparare?

16 Aprile 2018   /   diMarina Iuele  / Categories :  Senza categoria, teatro

Sono oramai quasi 30 anni che ci lavoro, in teatro. Anche se penso che  mai si possa dire di averne esplorato tutte le possibili sfaccettature, confesso che credevo che il teatro non avesse poi ancora tanti misteri per me, o meglio tanto motivo di stupore.

E invece, una volta ancora, questo impertinente, questo monello che saltella fischiettante nella mia vita da quasi trent’anni, me l’ha fatta di nuovo! Il signor teatro è l’unico, oltre ai miei bambini, a riuscire a farmi rimanere con la bocca aperta!

Ma io adoro chi mi sa stupire, sono un acquario…non resisto all’originalità, alla copiosa fantasia, alla genialità e all’imprevisto!

SI VA SU

Questo diciamo noi attori quando abbiamo una replica: si va su.

Noi venerdì andavamo su, ad Alba, in una inconsueta location, non concepita come spazio teatrale, ma che come tale ci è stata gentilmente offerta. Non un teatro, dunque, ma a questo noi siamo abituati, anzi le possibilità alternative ci piacciono e ci stimolano…altrimenti non avremmo scelto di mettere in scena un thriller psicologico, no? Ti par forse un genere teatrale consueto?Direi proprio di no.

Impegni vari hanno impedito che la compagnia si trovasse per una prova, perché gli attori, quelli che vivono solo di questo mestiere, devono tenere il piede in svariate scarpe, se vogliono pagarsi l’affitto a fine mese. E i miei colleghi sono attori che vivono solo di teatro, a differenza mia che lavoro anche a scuola. Dunque “Niente prova, ragazzi, ci vediamo direttamente in teatro” ha stabilito i regista…e così abbiamo fatto. Ok, ci si becca venerdì!

Venerdì mattina: la tragedia.

ALLARME GENERALE: SONO AFONA!!

No, no, non è una delle mie fiabe, è proprio la realtà: mi sveglio quasi completamente afona!

Un messaggio in chat avvisa i miei colleghi del dramma in corso: siamo veramente nella m…(ma non quella che invochiamo prima di andare in scena…quella vera!!)

Ore 7,30 ricevo la telefonata del regista che mi “intima” di non parlare (e come avrei fatto, core de zia? Tirala fuori tu una parola, se puoi!) e mi organizza nel seguente modo: vado a lavorare (grazie della dispensa, regista!), poi mi riposo e taccio assolutamente fino alle 18, poi parto e vado in teatro e “viva o morta lo spettacolo dobbiamo farlo”! Mi racconta, povero, che anche lui aveva 38 di febbre, ieri sera, e che stamattina non l’ha misurata, per non spaventarsi…come si dice: occhio non vede…

ARRIVANO GLI AIUTI!

In chat separata arrivano indicazioni con esempi cantati (giuro, ho tenuto il messaggio!) del mio amico e collega coprotagonista. Lui è un cantante e quindi conosce modi di recuperare e gestire la voce…che un attore normalmente non conosce. Mi regala esercizi da fare, mi suggerisce metodi naturali per arrivare a sera e poter spiaccicar parola!

Arrivo a sera, mi presento all’ora convenuta e cosa ti trovo? I ragazzi del luogo che ci ospita che ci hanno preparato a sorpresa una cena perché “Arrivate da Torino, dovrete pur mangiar qualcosa prima di andare in scena”. Mi accolgono con sorrisi e acqua fresca: sono già stati avvisati dai miei colleghi della mia difficoltà.

Finita la cena, il collega cantante mi prende sottobraccio e con un confidenziale “Vieni, Dixi” che è il nome del mio personaggio “Andiamo in camerino e ci scaldiamo ben bene la voce”. E nel camerino di un teatro che tale non è, mi dedica mezz’ora del suo prezioso tempo di concentrazione, mi segue, mi corregge, mi aiuta, mi riscalda il cuore prima della voce.

E SI VA IN SCENA!

 

 

Saranno stati i fumenti…saranno stati gli esercizi eseguiti con perizia, sarà stato il riposo o forse la cena offerta col cuore…ma più di tutto io so, e dentro di me lo so profondamente, che è stato l’Amore a  mandarmi in scena!

Non so dire cosa sia successo…ma pare che io sia riuscita non solo a non farmi fregare dalla mia quasi inesistente voce, ma addirittura a regalare la mia miglior interpretazione di Dixi.

Il pubblico ci ha premiati moltissimo e ci ha avvolti di un manto di affetto che è andato avanti anche dopo spettacolo e a seguire ancora sulla pagina social.

I miei compagni mi hanno abbracciata ancora più forte del solito…perché non solo ce l’avevamo fatta, a ce l’avevamo fatta alla grande!

SIGNOR TEATRO CHE COSA MI HAI COMBINATO?

Signor Teatro cosa mi hai combinato? Cosa è successo, perché io non lo so!

Ma un sospetto ce l’ho: è la rete di Amore, di solidarietà, di com-passione, di profondo e autentico nutrimento che tu riesci a stendere a protezione di chi varca la tua soglia, questo ci ha mandati in scena!

E’ il recupero di quella dimensione di umanità e condivisione che dovrebbe essere naturale per l’essere umano, in tutti i contesti del suo agire, quella roba lì mi ha sostenuta e mi ha mandata in scena!

Signor Teatro solo chi non ti ha bevuto o masticato…pensa tu sia un luogo di finzione…gli altri sanno che sei il luogo dove poter incontrare la propria profonda e sincera…verità.

 

 

E tu hai esperienze di teatro? Se non le hai come immagini che possa essere salire su un palco?

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